martedì 2 maggio 2017

DISERBANTE NATURALE

Niente additivi chimici, glifosati e sostanze che avvelenano l’ambiente. Dall’Italia, e in particolare dalla Sardegna, arriva il primo eco-diserbante che promette di sostituire i tradizionali preparati sintetici considerati nocivi per coltivazioni, animali e anche per l’uomo. Il segreto? Un composto a base di scarti di malvasia, lana e olio d’oliva scoperto da un team di ricercatori e imprese capitanato da Daniela Ducato, responsabile della filiera “Edizero Architecture for peace”, che da anni lavora nel campo della bioedilizia e dell’agricoltura con innovazioni a zero impatto sull’ambiente che vanno dall’isolamento termico alle tinture o ai filtri marini.
“Nella realtà di tutti i giorni siamo sedotti da tutto quello che è chimico, ma le soluzioni alternative ci sono e possono dare risultati anche migliori, è soltanto una questione culturale” spiega Daniela Ducato, che con i suoi progetti è stata premiata recentemente in India tra i rappresentanti delle dieci migliori realtà più innovative al mondo. Il problema, chiarisce, “è che non ci rendiamo conto del pericolo delle sostanze che vengono utilizzate con tranquillità per esempio per il trattamento del verde urbano, e che invece nascondono seri rischi per gli animali domestici come cani e gatti, ma anche per i bambini che frequentano i parchi, o per noi stessi che mangiamo determinati prodotti”.
“Non ci rendiamo conto del pericolo delle sostanze usate per il trattamento del verde urbano. Nascondono seri rischi per gli animali domestici e per i bambini”

Una delle ultime trovate della squadra di lavoro messa insieme dall’innovatrice sarda è stato proprio l’eco-diserbante Natural Weed Control, un diserbante completamente naturale prodotto all’interno della filiera Ortolana, primo al mondo nel suo genere e già sperimentato con successo dall’Italia agli Stati Uniti. “Con Ortolana eravamo già impegnati nel campo degli agritessili, in cui utilizziamo prodotti tessili per il risparmio idrico e la rigenerazione del suolo – racconta Ducato – Volevamo fare un passo in più per creare qualcosa di naturale che potesse contribuire alle coltivazioni senza nuocere agli addetti ai lavori e ai consumatori finali, ma soprattutto che potesse essere messo in commercio e risultare competitivo sul mercato”.
Nel caso del bio-diserbante di Ortolana, tutto è cominciato dalle api. L’idea infatti, maturata dopo anni di sperimentazioni e ricerche, è nata da un’esigenza molto concreta: salvare le api che morivano a causa degli agenti chimici dei diserbanti tradizionali e salvaguardare allo stesso tempo l’agricoltura dagli effetti nocivi delle sostanze. “In Sardegna ci sono moltissimi apicoltori che chiedevano aiuto in quel senso, l’input è arrivato dall’associazione nazionale Città del Miele – racconta l’ideatrice del progetto –. Le api e le farfalle sono le prime a risentire delle conseguenze sui trattamenti del terreno, ma hanno la funzione importantissima di impollinare. Volevamo qualcosa che potesse risolvere il problema senza danneggiare l’equilibrio della natura”.
“Le api e le farfalle sono le prime a risentire delle conseguenze sui trattamenti del terreno, ma hanno la funzione importantissima di impollinare”risultati hanno richiesto ricerche, studi e confronti con altre realtà che hanno collaborato alla realizzazione del prodotto finale, grazie anche alla sinergia creata da Coldiretti tra i vari attori in campo. Si è arrivati così a un mix virtuoso: dall’ingrediente della Malvasia di Bosa delle cantine Silattari alle macchine dell’azienda Cavalli&Cavalli, fino a Marco Cau, il laboratorio Agritettura e naturalmente alla linea Ortolana, che si occupa di agritessili e di produzioni agricole bio.
Fulcro dell’eco-diserbante è la lana di pecora, a cui si aggiungono scarti di olio d’oliva e altri ingredienti come le eccedenze delle lavorazioni vitivinicole e gli estratti dalla pulizia delle arnie, tra cui propoli o miele. Tutti elementi di scarto insomma, in grado di creare insieme un diserbante al cento per cento naturale che svolge la sua funzione non grazie agli agenti chimici, ma attraverso il vapore e il calore.
“Mettendo insieme questi elementi la pianta intrappola il calore e si secca già dopo due giorni dal trattamento. Inoltre le altre sostanze – chiarisce Ducato – favoriscono un effetto prolungato senza creare problemi al suolo o alterare il suo ph”. A seconda della composizione, il bio-diserbante può essere sfruttato per la protezione di orti, vigneti, frutteti e per il trattamento del verde urbano. E tutto, senza inquinare e con la massima sicurezza di dei consumatori e degli agricoltori, che possono utilizzarlo senza mascherine o protezioni, in quanto tutti gli elementi sono naturali. “Non possiamo permetterci di essere uguali agli altri – continua Ducato – la nostra ‘chimica verde’ deve avere migliori prestazioni di quella tradizionale”.
“Non possiamo permetterci di essere uguali agli altri la nostra ‘chimica verde’ deve avere migliori prestazioni di quella tradizionale”
Le performance del nuovo prodotto ideato dal team di imprese e ricercatori hanno già ricevuto apprezzamenti non solo in Italia, ma anche in Francia e perfino negli Stati Uniti. L’eco-diserbante è stato utilizzato con successo per debellare le erbacce che crescevano incontrastate nelle aree urbane di Cagliari: “Il Comune ha provato di tutto, alla fine hanno chiamato noi e sono stati soddisfatti”.
Ma Sardegna e Italia non sono i soli a fare uso del primo diserbante bio al mondo. In Francia i viticoltori, ancora prima di quelli italiani, hanno già fatto incetta del prodotto e negli Usa l’eco-diserbante è impiegato da Gea Group, leader nella coltivazione di piante farmaceutiche, tra cui la pervinca del Madagascar, che serve per la cura della leucemia. Per ora i macchinari modificati ad hoc per il prodotto sono tre, ma il mercato è destinato a crescere insieme agli impieghi del diserbante, come dimostra l’interesse dimostrato in tutto il mondo per l’innovazione. Uno dei prossimi passi sarà quello dell’utilizzo pensato per le famiglie, magari per la coltivazione di piccoli orti casalinghi. Ma è solo l’inizio. “Nel settore c’è ancora molto da fare – conclude Ducato – Noi abbiamo avuto il ruolo di apripista e non ci tiriamo indietro, siamo fiduciosi che si possa andare sempre più avanti in questa direzione”.

tratto da: qui

venerdì 14 aprile 2017

FRANCO MELIS


 TUILI. Il suo maestro - il grande Aurelio Porcu di Villaputzu - parlava di lui come del migliore dei suoi allievi, ma Franco Melis di Tuili, oggi maestro di launeddas a sua volta, si schermisce: «Troppo buono, lo zio Aurelio: mi apprezzava e di questo gli sarò sempre grato». Lo incontriamo nel suo paese, a Villa Asquer, sede del museo degli strumenti musicali e della scuola di launeddas che Franco dirige. Farlo parlare non è facile: uomo di poche parole, ha il bel dono della sintesi, di questi tempi assai raro. Quella che segue è la sua storia: a grandi linee, forse, ma non per questo meno significativa.  «Ho iniziato con i sonus de canna a metà degli anni Settanta, avevo quindici anni e di musica sapevo pochissimo, anzi quasi nulla. Nell'oratorio della nostra parrocchia c'era don Tonino Meloni, amico del fisarmonicista Galdino Musa: insieme avevano intenzione di creare il gruppo folk, io volevo imparare a ballare il ballo sardo e sono andato subito da loro. Mio padre mi chiese: perché non impari a suonare le launeddas? Io non sapevo bene neppure che cosa fossero.  - Com'è avvenuta la conoscenza dello strumento magico?  «Dopo due mesi, per la festa di Sant'Isidoro, non vedevo l'ora di vedere il suonatore. Era un uomo bravissimo ma autodidatta. Iniziai a suonare, dopo aver imparato come si gestisce il fiato».  - Da dove si parte?  «Dalla più piccola delle tre canne delle launeddas, la cosiddetta mancosedda. Ma basta anche una cannuccia da bibita. Dopo circa un anno il maestro Galdino Musa mi domandò: dove vorresti andare per imparare meglio? Io non conoscevo nessun altro maestro».  - Che successe allora?  «Galdino e padre Tonino Melis mi portarono a Villaputzu da Aurelio Porcu, che chiese di parlare con mio padre. Così dopo qualche giorno andai a vivere dallo zio Aurelio: pagavo ottantamila lire mensili, vitto e alloggio inclusi, allora si usava così».  - In che cosa consisteva l'apprendistato?  «Di mattina aiutavo il maestro in campagna, aveva una vigna e un agrumeto. Con lui ho imparato anche a fare gli innesti: vite, ulivo, mandorlo. Il pomeriggio e la sera erano dedicati alla musica».  - Con il maestro Aurelio iniziavi da?  «Da zero. Le cose apprese da ragazzo in paese erano sbagliate. Scarescididdas totus, mi disse Aurelio Porcu: dimenticale tutte, ti insegno io come si fa».  - C'è un ordine nell'apprendimento dei balli?  «Io ho seguito il mio maestro iniziando dal punto d'organo: le mie prime launeddas erano fatte proprio per quel ballo. Poi sono passato al fioràssiu, mediana pipia, viuda bagadia, mediana asciutta, zampogna».  - Quanto tempo sei stato da lui?  «Per circa un anno, poi sono dovuto rientrare a Tuili: mio padre stava invecchiando e da solo non ce la faceva, nel lavoro dei campi».  - Hai interrotto la scuola?  «Costretto dalla necessità sono rimasto per due anni senza maestro, mi esercitavo per conto mio sulla base degli insegnamenti dello zio Aurelio. Per un breve periodo ho anche frequentato la scuola di un altro grande, Luigi Lai di San Vito. Ma aveva troppi impegni e non poteva seguirmi. Ho dovuto attendere la maggiore età».  - Che cosa vuoi dire?  «A diciotto anni ho preso la patente e la macchina. Non vedevo l'ora che arrivasse la domenica per scappare a Villaputzu dal maestro Aurelio. Tutte le domeniche, per tre anni di seguito, mai un'assenza, sono andato da lui. Ho anche imparato a costruirle, le launeddas».  - Per le canne come facevi?  «Nelle campagne di Tuili nascono e crescono le canne migliori. Venivano tutti qui, perfino dai paesi del Sarrabus: in quella zona cresce solo la canna adatta a su tumbu, la più grande delle canne strumentali, quella fondamentale».  - Oggi, con i tuoi allievi, quanto tempo ti occorre per una formazione completa?  «In media tre anni, anche se non si finisce mai di apprendere. Se l'allievo è pigro occorre più tempo, se ha passione vera e si impegna impara sicuramente prima».  - Come si è evoluto il rapporto del pubblico con le launeddas?  «È cambiato in peggio, molto peggio. Una volta una suonata con lo strumento antico era un vero e proprio spettacolo, a livello di partecipazione popolare».  - Oggi invece?  «Ballano in pochi. La figura del suonatore non è più considerata come una volta».  - Possibile?  «Ci salviamo con le suonate nelle processioni e nelle messe, la parte musicale delle cerimonie religiose. Nella dimensione della etnomusicologia invece non c'è dubbio: le launeddas fanno registrare un grande interesse, addirittura in crescita».  - La gente preferisce altri strumenti?  «La realtà delle feste paesane segnala un boom dell'organetto, che ha poco più di un secolo mentre le launeddas sono antiche di tre millenni e oltre».  - Significa che vi stanno rubando il mestiere?  «Più o meno. Ogni gruppo ha lo strumento anche per il ballo sardo, fanno tutto loro. Solo pochi paesi affezionati, come Collinas, non rinunciano ai sonus de canna».  - Come va la scuola a Villa Asquer?  «Abbiamo iniziato dieci anni fa, oggi ho sette-otto allievi: sono già in
grado di suonare nelle processioni».  - Tutti di Tuili?  «Neppure uno del mio paese: iniziano a frequentare e subito dopo si spaventano per le difficoltà. Gli allievi vengono da Collinas, Nurri, Sardara, Serrenti e Turri. Nel paese di Franco Madau sicuramente questa non è una bella notizia».


domenica 19 marzo 2017

SAN GIUSEPPE

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Oggi la Chiesa festeggia San Giuseppe. Un uomo di cui si sa poco, un Santo che ha avuto da Dio un compito immenso..... crescere, educare, confortare, proteggere, Nostro Signore Gesù Cristo. Ci pensate?.......quanta paura avrà avuto?.....un grandissimo Uomo.....speciale....ma sempre un uomo! Penso che essere papà sia sempre stato un compito difficile, e penso, da papà, che sbagliare sia molto facile, basta una parola, un gesto, un esempio sbagliato......e si può compromettere l'intera esistenza di una creatura di Dio....una responsabilità enorme, un compito che si può assolvere bene solo con l'Aiuto di Dio! Ho avuto la Grazia di avere un papà fantastico, che mi ha cresciuto con tanti sacrifici unendo la giusta dose di severità e amore, sempre presente, attento. Penso che ciò che ha influito più di tutto sulla mia vita sia stato il suo esempio, il suo essere una persona onesta e giusta, il suo rispetto per mamma, per noi. Da bambino guardavo mio padre con  ammirazione, quasi con timore. Rientrava a casa con la sua divisa da carabiniere, lo sguardo severo si rasserenava due secondi dopo aver messo piede in casa. Lo incontravo spesso mentre lavorava nelle strade del paese, durante le feste....alto, bello, coraggioso, impavido......si buttava nella mischia nel pieno di una rissa e ne usciva sempre intero, a volte coperto di sangue, quasi mai era il suo...avevo paura......pregavo sempre che tornasse a casa sano e salvo, che non gli facessero male.......tremavo quando si rivolgeva a mamma dicendo: "porta i bambini a casa, devo intervenire".....la gente si rivolgeva a lui con speranza, "è successo questo", "è successo quello" e lui.....sempre pronto!.....Lo incontravo all'uscita da scuola, lo incontravo durante le processioni......lui in divisa da carabiniere e io da musicante!..lo incontravo mentre giocavo in piazza, lo incontravo in continuazione, mi strizzava l'occhio e mi sorrideva, una volta però mi ha preso per l'orecchio e mi ha "consigliato" di rientrare a casa, si era fatto tardi!......per tutti ero" il figlio del carabiniere".....per questo spesso venivo deriso, una volta sono stato picchiato da quattro ragazzi più grandi....per fare un dispetto a mio padre...forse aveva fatto la multa a qualcuno......non so, so però che la sua reazione è stata terribile e quei quattro ragazzi hanno avuto difficoltà a sedersi per qualche giorno per mano dei  genitori a cui mio padre ha prontamente manifestato il suo disappunto!.....Grande!....si, Grazie a Dio ho  un grande papà!.....oggi il mio obiettivo è far si che i miei figli pensino di me ciò che io penso di mio padre. Oggi mi rendo conto di quanto questo obiettivo sia difficile e di quanta fatica costa cercare di essere un buon papà!.....Ci provo, con l'Aiuto di Dio e di San Giuseppe!

lunedì 13 febbraio 2017

IL BENE E IL MALE


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Siamo bombardati da brutte notizie, giornali, tv, internet, non fanno altro che trasmettere notizie su quanto questo mondo sia crudele, su quanto gli esseri umani siano cattivi. Pedofili, assassini, stupratori, terroristi, teppisti, non sentiamo altro.......mi chiedo......perchè solo cattive notizie?....al mondo ci sono solo guerre e distruzione?......non sarà che solo le cattive notizie hanno un mercato?....si perchè il dubbio mi viene!....io vivo in questo mondo e conosco tantissime brave persone, ho esperienza di tantissimi gesti di generosità pura, tantissime testimonianze di bontà d'animo, di persone che spendono la loro vita per il prossimo. Mi vengono in mente tantissime persone che si dedicano ai ragazzi nello sport, persone che senza percepire un centesimo sono pronte a qualsiasi ora della notte a salire su un'ambulanza e andare a soccorrere qualcuno che neppure conoscono, persone che vanno nei centri Caritas e preparano e distribuiscono cibi, vestiti, a perfetti sconosciuti......il mondo, grazie a Dio è pieno di brave persone, è solo che questo non fa notizia e di conseguenza......il mondo ci appare brutto!......per un padre che maltratta la famiglia ci sono centomila bravi padri di famiglia che sono pronti a morire per la moglie e i oro figli......1 vs 100.000......possibile che vinca 1?....eppure è così!......su un prete pedofilo ci sono 10.000 preti che vanno in giro con le scarpe bucate e danno tutto ai poveri, educano i ragazzi e molte volte sono per loro l'unico esempio di onestà e rettitudine....ma diecimila preti santi non valgono un prete pedofilo....il mondo a volte è assurdo!.......se un medico sbaglia una diagnosi non conta se altri 500.000 salvano 1.000.000 di vite umane....e potrei continuare all'infinito......il male fa notizia, il bene è per i bigotti......e così......viviamo in un mondo che ci appare brutto e cattivo........Io dico che questo non è giusto!......il mondo è pieno di brave persone, il mondo è pieno di santi.......pensateci........se fosse come vogliono farci credere sarebbe veramente uno schifo!.....non dico che il male non esiste, dico solo che esiste anche il bene, e grazie a Dio è più il bene del male......anche se non si direbbe....è così!

venerdì 3 febbraio 2017

1° VENERDI'






Nelle celebri rivelazioni di Paray le Monial, il Signore chiese a S. Margherita Maria Alacoque che la conoscenza e l'amore del suo Cuore si diffondessero nel mondo, come fiamma divina, per riaccendere la carità che languiva nel cuore di molti.
Una volta il Signore, mostrandole il Cuore e lamentandosi delle ingratitudini degli uomini, le chiese che in riparazione si frequentasse la Santa Comunione, specialmente nel Primo Venerdì d'ogni mese.
Spirito di amore e di riparazioneecco l'anima di questa Comunione mensile: di amore che cerca di contraccambiare l'ineffabile amore del Cuore divino verso di noi; di riparazione per le freddezze, le ingratitudini, il disprezzo con cui gli uomini ripagano tanto amore.
Moltissime anime abbracciano questa pratica della Santa Comunione nel Primo Venerdì del mese per il fatto che, tra le promesse che Gesù fece a S. Margherita Maria, vi è quella con la quale Egli assicurava la penitenza finale (cioè la salvezza dell'anima) a chi per nove mesi consecutivi, nel Primo Venerdì, si fosse unito a Lui nella Santa Comunione
Ma non sarebbe molto meglio deciderci per la Santa Comunione nei Primi Venerdì di tutti i mesi della nostra esistenza? 
Tutti sappiamo che, accanto a gruppi di anime ferventi che hanno compreso il tesoro nascosto nella Santa Comunione settimanale, e, meglio ancora, in quella quotidiana, vi è un numero sterminato di coloro che raramente durante l'anno o solo a Pasqua, si ricordano che vi è un Pane di vita, anche per le anime loro; senza tener conto di quanti neppure a Pasqua sentono il bisogno del nutrimento celeste.
La Santa Comunione mensile costituisce una buona frequenza alla partecipazione dei divini misteriIl vantaggio e il gusto che da essa l'anima ritrae, forse indurranno dolcemente a diminuire la distanza tra un incontro e l'altro col Maestro divino, fino anche alla Comunione quotidiana, secondo il desiderio vivissimo del Signore e della Santa Chiesa.
Ma questo incontro mensile deve essere preceduto, accompagnato e seguito da tale sincerità di disposizioni che veramente l'anima ne esca ristorata.
Il segno più certo del frutto ricavato sarà la constatazione del miglioramento progressivo della nostra condotta, ossia della maggiore somiglianza del cuore nostro al Cuore di Gesù, attraverso l'osservanza fedele e amorosa dei dieci comandamenti.
"Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna" (Gv. 6,54)
LE PROMESSE DI NOSTRO SIGNORE PER I DEVOTI DEL SUO SACRO CUORE 
Gesù benedetto, apparendo a S. Margherita Maria Alacoque e mostrandole il suo Cuore, splendente come il sole di fulgidissima luce, fece le seguenti promesse per i suoi devoti: 
1.       Io darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato
2.       Metterò e conserverò la pace nelle loro famiglie
3.       Li consolerò in tutte le loro pene
4.       Sarò loro sicuro rifugio in vita e specialmente in punto di morte
5.       Spanderò copiose benedizioni su di ogni loro impresa
6.       I peccatori troveranno nel mio Cuore la sorgente e l'oceano infinito della misericordia
7.       Le anime tiepide si infervoreranno
8.       Le anime fervorose giungeranno in breve tempo a grande perfezione
9.       La mia benedizione poserà anche sulle case dove sarà esposta ed onorata l'immagine del mio Cuore
10.     Ai sacerdoti io darò la grazia di commuovere i cuori più induriti
11.    Le persone che propagheranno questa devozione, avranno il loro nome scritto nel mio Cuore e non ne sarà cancellato mai.
12.   A tutti quelli che, per nove mesi consecutivi, si comunicheranno al primo venerdì d'ogni mese, io prometto la grazia della perseveranza finale: essi non morranno in mia disgrazia, ma riceveranno i Santi Sacramenti (se necessari) ed il mio Cuore sarà loro sicuro asilo in quel momento estremo
La dodicesima promessa è detta "grande", perché rivela la divina misericordia del Sacro Cuore verso l'umanità.
Queste promesse fatte da Gesù sono state autenticate dall'autorità della Chiesa, in modo che ogni cristiano può credere con sicurezza alla fedeltà del Signore che vuole tutti salvi, anche i peccatori. 
CONDIZIONI
Per rendersi degni della Grande Promessa è necessario:
1. Accostarsi alla Comunione.        La Comunione va fatta bene, cioè in grazia di Dio; quindi, se si è in peccato mortale, bisogna premettere la confessione.
2. Per nove mesi consecutivi. Quindi chi avesse incominciato le Comunioni e poi per dimenticanza, malattia,ecc. ne avesse tralasciata anche una sola, deve incominciare da capo.
3. Ogni primo venerdì del mese. La pia pratica si può iniziare in qualsiasi mese dell'anno. 
ALCUNI DUBBI
SE, DOPO FATTI I NOVE PRIMI VENERDì CON LE DEBITE DISPOSIZIONI, UNO CADESSE IN PECCATO MORTALE, E POI MORISSE ALL'IMPROVVISO, COME POTREBBE SALVARSI?  
Gesù ha promesso, senza eccezione alcuna, la grazia della penitenza finale a tutti coloro che avranno fatto bene la Santa Comunione nel primo venerdì di ogni mese per nove mesi consecutivi; quindi si deve credere che, nell'eccesso della sua misericordia, Gesù dia a quel peccatore moribondo, la grazia di emettere un atto di contrizione perfetta, prima di morire. 
CHI FACESSE LE NOVE COMUNIONI CON L'INTENZIONE DI PROSEGUIRE POI PIù TRANQUILLAMENTE A PECCARE, POTREBBE SPERARE IN QUESTA GRANDE PROMESSA DEL SACRO CUORE DI GESU'? 
No di certo, anzi commetterebbe tanti sacrilegi, perché accostandosi ai Santi Sacramenti, è necessario avere la ferma risoluzione di lasciare il peccato. Un conto è il timore di tornare ad offendere Dio, e altro la malizia e l'intenzione di seguitare a peccare. 
Le chiese dovrebbero straripare di gente......come si fa a non voler fare questo?.......è una Promessa talmente grande e importante.......un immenso ennesimo regalo per l'umanità intera......anche se.......sembra facile!.....ma non lo è affatto......ci vuole tantissima volontà e preghiera, perchè nove mesi sono tanti, e non sempre il primo venerdì è semplice liberarsi dai mille tormenti che affliggono la nostra vita.....senza contare le tentazioni del maligno.......si può fare solo pregando il Signore e chiedendo il Suo Aiuto......e decidendo che questa è La Priorità!

martedì 31 gennaio 2017

LA FREQUENZA DEI RICORDI

Non ci sono dubbi sul fatto che la musica susciti forti emozioni, possa rievocare momenti belli e brutti della nostra vita......la musica viene dal Divino e scuote la nostra anima.......è provato scientificamente che l'Essere Umano non può fare a meno della musica.....guardate e ascoltate questo video....