venerdì 14 luglio 2017

FABIO ARU




Figlio di un isola, ragazzo semplice e sorridente, partito da niente,......sulla scia del grande Nibali e con molte analogie.....Fabio Aru, prima campione italiano, con la maglia tricolore, momentaneamente sul podio più alto del ciclismo mondiale.....vai Fabio, sei il riscatto di tutti i sardi sparsi nel mondo, sei l'immagine che abbiamo sempre sognato, tutta la Sardegna è con te, sardo sino al midollo che corri con il caschetto a quattro mori.....vai grande campione, continua a stupirci!!!

mercoledì 21 giugno 2017

MNOZIL BRASS

Mnozil Brass sono un gruppo di musicisti austriaco formatosi a Vienna nel 1992. Sono celebri in tutto il mondo per i loro spettacoli in cui combinano abilmente comicità e virtuosismo.

L'attività di questo ensemble di ottoni ha avuto origine dall'incontro casuale dei membri presso la taverna di Josef Mnozil, che darà poi anche il nome al gruppo. Il luogo si trova vicino all' Università di musica e spettacolo di Vienna dove tutti i membri all'epoca erano studenti e si sono successivamente laureati.
Ad iniziare dal 1992 la band suona, canta e e si esibisce in divertenti scenette senza imbarazzo e in completa libertà per quanto riguarda generi musicali ed argomenti passando con disinvoltura attraverso vari stili e generi musicali: folk, jazz, tango, opere di grandi compositori quali Bach, Mozart, ma anche i Queen per giungere sino al rap. Lo scopo principale è proprio quello di conservare e trasmettere agli altri il piacere nel fare musica.
Dal 1996 iniziano a tenere regolarmente dei concerti, prima in Austria, poi in Svizzera e Germania.
Attualmente il gruppo è presente in molti circuiti concertistici di tutto il mondo esibendosi con oltre 120 concerti all'anno.



martedì 2 maggio 2017

DISERBANTE NATURALE

Niente additivi chimici, glifosati e sostanze che avvelenano l’ambiente. Dall’Italia, e in particolare dalla Sardegna, arriva il primo eco-diserbante che promette di sostituire i tradizionali preparati sintetici considerati nocivi per coltivazioni, animali e anche per l’uomo. Il segreto? Un composto a base di scarti di malvasia, lana e olio d’oliva scoperto da un team di ricercatori e imprese capitanato da Daniela Ducato, responsabile della filiera “Edizero Architecture for peace”, che da anni lavora nel campo della bioedilizia e dell’agricoltura con innovazioni a zero impatto sull’ambiente che vanno dall’isolamento termico alle tinture o ai filtri marini.
“Nella realtà di tutti i giorni siamo sedotti da tutto quello che è chimico, ma le soluzioni alternative ci sono e possono dare risultati anche migliori, è soltanto una questione culturale” spiega Daniela Ducato, che con i suoi progetti è stata premiata recentemente in India tra i rappresentanti delle dieci migliori realtà più innovative al mondo. Il problema, chiarisce, “è che non ci rendiamo conto del pericolo delle sostanze che vengono utilizzate con tranquillità per esempio per il trattamento del verde urbano, e che invece nascondono seri rischi per gli animali domestici come cani e gatti, ma anche per i bambini che frequentano i parchi, o per noi stessi che mangiamo determinati prodotti”.
“Non ci rendiamo conto del pericolo delle sostanze usate per il trattamento del verde urbano. Nascondono seri rischi per gli animali domestici e per i bambini”

Una delle ultime trovate della squadra di lavoro messa insieme dall’innovatrice sarda è stato proprio l’eco-diserbante Natural Weed Control, un diserbante completamente naturale prodotto all’interno della filiera Ortolana, primo al mondo nel suo genere e già sperimentato con successo dall’Italia agli Stati Uniti. “Con Ortolana eravamo già impegnati nel campo degli agritessili, in cui utilizziamo prodotti tessili per il risparmio idrico e la rigenerazione del suolo – racconta Ducato – Volevamo fare un passo in più per creare qualcosa di naturale che potesse contribuire alle coltivazioni senza nuocere agli addetti ai lavori e ai consumatori finali, ma soprattutto che potesse essere messo in commercio e risultare competitivo sul mercato”.
Nel caso del bio-diserbante di Ortolana, tutto è cominciato dalle api. L’idea infatti, maturata dopo anni di sperimentazioni e ricerche, è nata da un’esigenza molto concreta: salvare le api che morivano a causa degli agenti chimici dei diserbanti tradizionali e salvaguardare allo stesso tempo l’agricoltura dagli effetti nocivi delle sostanze. “In Sardegna ci sono moltissimi apicoltori che chiedevano aiuto in quel senso, l’input è arrivato dall’associazione nazionale Città del Miele – racconta l’ideatrice del progetto –. Le api e le farfalle sono le prime a risentire delle conseguenze sui trattamenti del terreno, ma hanno la funzione importantissima di impollinare. Volevamo qualcosa che potesse risolvere il problema senza danneggiare l’equilibrio della natura”.
“Le api e le farfalle sono le prime a risentire delle conseguenze sui trattamenti del terreno, ma hanno la funzione importantissima di impollinare”risultati hanno richiesto ricerche, studi e confronti con altre realtà che hanno collaborato alla realizzazione del prodotto finale, grazie anche alla sinergia creata da Coldiretti tra i vari attori in campo. Si è arrivati così a un mix virtuoso: dall’ingrediente della Malvasia di Bosa delle cantine Silattari alle macchine dell’azienda Cavalli&Cavalli, fino a Marco Cau, il laboratorio Agritettura e naturalmente alla linea Ortolana, che si occupa di agritessili e di produzioni agricole bio.
Fulcro dell’eco-diserbante è la lana di pecora, a cui si aggiungono scarti di olio d’oliva e altri ingredienti come le eccedenze delle lavorazioni vitivinicole e gli estratti dalla pulizia delle arnie, tra cui propoli o miele. Tutti elementi di scarto insomma, in grado di creare insieme un diserbante al cento per cento naturale che svolge la sua funzione non grazie agli agenti chimici, ma attraverso il vapore e il calore.
“Mettendo insieme questi elementi la pianta intrappola il calore e si secca già dopo due giorni dal trattamento. Inoltre le altre sostanze – chiarisce Ducato – favoriscono un effetto prolungato senza creare problemi al suolo o alterare il suo ph”. A seconda della composizione, il bio-diserbante può essere sfruttato per la protezione di orti, vigneti, frutteti e per il trattamento del verde urbano. E tutto, senza inquinare e con la massima sicurezza di dei consumatori e degli agricoltori, che possono utilizzarlo senza mascherine o protezioni, in quanto tutti gli elementi sono naturali. “Non possiamo permetterci di essere uguali agli altri – continua Ducato – la nostra ‘chimica verde’ deve avere migliori prestazioni di quella tradizionale”.
“Non possiamo permetterci di essere uguali agli altri la nostra ‘chimica verde’ deve avere migliori prestazioni di quella tradizionale”
Le performance del nuovo prodotto ideato dal team di imprese e ricercatori hanno già ricevuto apprezzamenti non solo in Italia, ma anche in Francia e perfino negli Stati Uniti. L’eco-diserbante è stato utilizzato con successo per debellare le erbacce che crescevano incontrastate nelle aree urbane di Cagliari: “Il Comune ha provato di tutto, alla fine hanno chiamato noi e sono stati soddisfatti”.
Ma Sardegna e Italia non sono i soli a fare uso del primo diserbante bio al mondo. In Francia i viticoltori, ancora prima di quelli italiani, hanno già fatto incetta del prodotto e negli Usa l’eco-diserbante è impiegato da Gea Group, leader nella coltivazione di piante farmaceutiche, tra cui la pervinca del Madagascar, che serve per la cura della leucemia. Per ora i macchinari modificati ad hoc per il prodotto sono tre, ma il mercato è destinato a crescere insieme agli impieghi del diserbante, come dimostra l’interesse dimostrato in tutto il mondo per l’innovazione. Uno dei prossimi passi sarà quello dell’utilizzo pensato per le famiglie, magari per la coltivazione di piccoli orti casalinghi. Ma è solo l’inizio. “Nel settore c’è ancora molto da fare – conclude Ducato – Noi abbiamo avuto il ruolo di apripista e non ci tiriamo indietro, siamo fiduciosi che si possa andare sempre più avanti in questa direzione”.

tratto da: qui

venerdì 14 aprile 2017

FRANCO MELIS


 TUILI. Il suo maestro - il grande Aurelio Porcu di Villaputzu - parlava di lui come del migliore dei suoi allievi, ma Franco Melis di Tuili, oggi maestro di launeddas a sua volta, si schermisce: «Troppo buono, lo zio Aurelio: mi apprezzava e di questo gli sarò sempre grato». Lo incontriamo nel suo paese, a Villa Asquer, sede del museo degli strumenti musicali e della scuola di launeddas che Franco dirige. Farlo parlare non è facile: uomo di poche parole, ha il bel dono della sintesi, di questi tempi assai raro. Quella che segue è la sua storia: a grandi linee, forse, ma non per questo meno significativa.  «Ho iniziato con i sonus de canna a metà degli anni Settanta, avevo quindici anni e di musica sapevo pochissimo, anzi quasi nulla. Nell'oratorio della nostra parrocchia c'era don Tonino Meloni, amico del fisarmonicista Galdino Musa: insieme avevano intenzione di creare il gruppo folk, io volevo imparare a ballare il ballo sardo e sono andato subito da loro. Mio padre mi chiese: perché non impari a suonare le launeddas? Io non sapevo bene neppure che cosa fossero.  - Com'è avvenuta la conoscenza dello strumento magico?  «Dopo due mesi, per la festa di Sant'Isidoro, non vedevo l'ora di vedere il suonatore. Era un uomo bravissimo ma autodidatta. Iniziai a suonare, dopo aver imparato come si gestisce il fiato».  - Da dove si parte?  «Dalla più piccola delle tre canne delle launeddas, la cosiddetta mancosedda. Ma basta anche una cannuccia da bibita. Dopo circa un anno il maestro Galdino Musa mi domandò: dove vorresti andare per imparare meglio? Io non conoscevo nessun altro maestro».  - Che successe allora?  «Galdino e padre Tonino Melis mi portarono a Villaputzu da Aurelio Porcu, che chiese di parlare con mio padre. Così dopo qualche giorno andai a vivere dallo zio Aurelio: pagavo ottantamila lire mensili, vitto e alloggio inclusi, allora si usava così».  - In che cosa consisteva l'apprendistato?  «Di mattina aiutavo il maestro in campagna, aveva una vigna e un agrumeto. Con lui ho imparato anche a fare gli innesti: vite, ulivo, mandorlo. Il pomeriggio e la sera erano dedicati alla musica».  - Con il maestro Aurelio iniziavi da?  «Da zero. Le cose apprese da ragazzo in paese erano sbagliate. Scarescididdas totus, mi disse Aurelio Porcu: dimenticale tutte, ti insegno io come si fa».  - C'è un ordine nell'apprendimento dei balli?  «Io ho seguito il mio maestro iniziando dal punto d'organo: le mie prime launeddas erano fatte proprio per quel ballo. Poi sono passato al fioràssiu, mediana pipia, viuda bagadia, mediana asciutta, zampogna».  - Quanto tempo sei stato da lui?  «Per circa un anno, poi sono dovuto rientrare a Tuili: mio padre stava invecchiando e da solo non ce la faceva, nel lavoro dei campi».  - Hai interrotto la scuola?  «Costretto dalla necessità sono rimasto per due anni senza maestro, mi esercitavo per conto mio sulla base degli insegnamenti dello zio Aurelio. Per un breve periodo ho anche frequentato la scuola di un altro grande, Luigi Lai di San Vito. Ma aveva troppi impegni e non poteva seguirmi. Ho dovuto attendere la maggiore età».  - Che cosa vuoi dire?  «A diciotto anni ho preso la patente e la macchina. Non vedevo l'ora che arrivasse la domenica per scappare a Villaputzu dal maestro Aurelio. Tutte le domeniche, per tre anni di seguito, mai un'assenza, sono andato da lui. Ho anche imparato a costruirle, le launeddas».  - Per le canne come facevi?  «Nelle campagne di Tuili nascono e crescono le canne migliori. Venivano tutti qui, perfino dai paesi del Sarrabus: in quella zona cresce solo la canna adatta a su tumbu, la più grande delle canne strumentali, quella fondamentale».  - Oggi, con i tuoi allievi, quanto tempo ti occorre per una formazione completa?  «In media tre anni, anche se non si finisce mai di apprendere. Se l'allievo è pigro occorre più tempo, se ha passione vera e si impegna impara sicuramente prima».  - Come si è evoluto il rapporto del pubblico con le launeddas?  «È cambiato in peggio, molto peggio. Una volta una suonata con lo strumento antico era un vero e proprio spettacolo, a livello di partecipazione popolare».  - Oggi invece?  «Ballano in pochi. La figura del suonatore non è più considerata come una volta».  - Possibile?  «Ci salviamo con le suonate nelle processioni e nelle messe, la parte musicale delle cerimonie religiose. Nella dimensione della etnomusicologia invece non c'è dubbio: le launeddas fanno registrare un grande interesse, addirittura in crescita».  - La gente preferisce altri strumenti?  «La realtà delle feste paesane segnala un boom dell'organetto, che ha poco più di un secolo mentre le launeddas sono antiche di tre millenni e oltre».  - Significa che vi stanno rubando il mestiere?  «Più o meno. Ogni gruppo ha lo strumento anche per il ballo sardo, fanno tutto loro. Solo pochi paesi affezionati, come Collinas, non rinunciano ai sonus de canna».  - Come va la scuola a Villa Asquer?  «Abbiamo iniziato dieci anni fa, oggi ho sette-otto allievi: sono già in
grado di suonare nelle processioni».  - Tutti di Tuili?  «Neppure uno del mio paese: iniziano a frequentare e subito dopo si spaventano per le difficoltà. Gli allievi vengono da Collinas, Nurri, Sardara, Serrenti e Turri. Nel paese di Franco Madau sicuramente questa non è una bella notizia».


domenica 19 marzo 2017

SAN GIUSEPPE

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Oggi la Chiesa festeggia San Giuseppe. Un uomo di cui si sa poco, un Santo che ha avuto da Dio un compito immenso..... crescere, educare, confortare, proteggere, Nostro Signore Gesù Cristo. Ci pensate?.......quanta paura avrà avuto?.....un grandissimo Uomo.....speciale....ma sempre un uomo! Penso che essere papà sia sempre stato un compito difficile, e penso, da papà, che sbagliare sia molto facile, basta una parola, un gesto, un esempio sbagliato......e si può compromettere l'intera esistenza di una creatura di Dio....una responsabilità enorme, un compito che si può assolvere bene solo con l'Aiuto di Dio! Ho avuto la Grazia di avere un papà fantastico, che mi ha cresciuto con tanti sacrifici unendo la giusta dose di severità e amore, sempre presente, attento. Penso che ciò che ha influito più di tutto sulla mia vita sia stato il suo esempio, il suo essere una persona onesta e giusta, il suo rispetto per mamma, per noi. Da bambino guardavo mio padre con  ammirazione, quasi con timore. Rientrava a casa con la sua divisa da carabiniere, lo sguardo severo si rasserenava due secondi dopo aver messo piede in casa. Lo incontravo spesso mentre lavorava nelle strade del paese, durante le feste....alto, bello, coraggioso, impavido......si buttava nella mischia nel pieno di una rissa e ne usciva sempre intero, a volte coperto di sangue, quasi mai era il suo...avevo paura......pregavo sempre che tornasse a casa sano e salvo, che non gli facessero male.......tremavo quando si rivolgeva a mamma dicendo: "porta i bambini a casa, devo intervenire".....la gente si rivolgeva a lui con speranza, "è successo questo", "è successo quello" e lui.....sempre pronto!.....Lo incontravo all'uscita da scuola, lo incontravo durante le processioni......lui in divisa da carabiniere e io da musicante!..lo incontravo mentre giocavo in piazza, lo incontravo in continuazione, mi strizzava l'occhio e mi sorrideva, una volta però mi ha preso per l'orecchio e mi ha "consigliato" di rientrare a casa, si era fatto tardi!......per tutti ero" il figlio del carabiniere".....per questo spesso venivo deriso, una volta sono stato picchiato da quattro ragazzi più grandi....per fare un dispetto a mio padre...forse aveva fatto la multa a qualcuno......non so, so però che la sua reazione è stata terribile e quei quattro ragazzi hanno avuto difficoltà a sedersi per qualche giorno per mano dei  genitori a cui mio padre ha prontamente manifestato il suo disappunto!.....Grande!....si, Grazie a Dio ho  un grande papà!.....oggi il mio obiettivo è far si che i miei figli pensino di me ciò che io penso di mio padre. Oggi mi rendo conto di quanto questo obiettivo sia difficile e di quanta fatica costa cercare di essere un buon papà!.....Ci provo, con l'Aiuto di Dio e di San Giuseppe!