sabato 17 settembre 2016

CUORE E VENTO



Una dichiarazione d'amore all' isola, una terra selvaggia e accogliente popolata da gente rude e cortese......



Si arrende anche la luna alla bellezza
Il mare la sua splendida corazza
Conserva la sua storia nella terra
Concede un ballo solo a chi sa amarla
Montèras donant a su mare
S’olòre de sa murta in frore
No apo coro e bentu
Chena istìma né carignos suos

Non tutti sanno che le stelle brillano
Per tutti ma non brillano per me
Perché anche il cielo l’ha capito subito
Che non può farci niente se
Non vedo luce se non sto con… te…

Più forte dell’estate e dell’inverno
Ti preferisco in abiti d’autunno
E si deo penso a tie che isposa mia
Vorrei tu fossi sempre primavera

Montagna che regala il mare 
L’odore dei suoi mirti in fiore
Cuore e vento non ho
Se non dormo nel suo abbraccio

Niùne l’ischet chi sas neulas dansant
Chin cada amina foras che a mie
Perché anche il cielo l’ha capito subito…
Che non può farci niente se non vedo luce se non sto con te…

Duo ogros che arresordzas lucente
Sos tuos, mirant a mie e nois
Pitzìnnos atrassìdos tue e …deo

domenica 4 settembre 2016

4 SETTEMBRE 1904




Questo anniversario, i fatti accaduti a Buggerru, vengono ricordati in questo Blog non tanto per i valori sociali e politici che rappresentano ma per una questione affettiva mia personale. Il Sulcis Iglesiente e precisamente  a Fluminimaggiore a pochissimi chilometri da Buggerru, nacque  il  mio caro nonno paterno, Antonio Luigi Garau, morto di silicosi nel 1973. Una durissima vita da minatore. In quelle profonde gallerie ha sacrificato la sua vita per mantenere la sua sposa e crescere i suoi otto figli.

Nel 1871 il deputato e ingegnere Quintino Sella svolse un’approfondita indagine sulle condizioni dell’industria mineraria in Sardegna. Nei diciotto giorni passati sull’isola visitò quindi le miniere e le industrie metallurgiche, e – fra le altre cose – rilevò la disparità di trattamento salariale fra i minatori sardi e quelli del resto d’Italia. Fra le tappe anche Buggerru, grosso borgo minerario nonché quinto centro abitato dell’Isola.

Tutto, nella zona, era allora proprietà della Societé anonime des mines de Malfidano, fondata a Parigi e motivo per cui il centro era anche noto come petite Paris, data appunto l’origine dell’aristocrazia dominante, che aveva ricostruito un certo clima culturale nell’intera Buggerru. Di questa faceva parte anche Achille Georgiades, greco arrivato in Sardegna per dirigere le miniere della Società, avente il proprio centro operativo proprio nel borgo. I minatori, invece, erano uniti nella Lega di resistenza, obbligati a turni disumani, sottopagati e vittime di frequenti incidenti mortali sul lavoro. Fu in risposta a queste condizioni che fin dai primi mesi del 1904 iniziò una tumultuosa serie di scioperi, i quali andarono rinvigorendosi a maggio, quando nell’ennesimo incidente furono in quattro a perdere la vita.

Il momento di massima tensione si raggiunse però soltanto a settembre. Il 2 il direttore diramò infatti la decisione che avrebbe scatenato l’inferno: l’orario di riposo per coloro che lavoravano all’esterno della miniera veniva ridotto, e dalle quattro ore previste fino ad allora si passò a tre soltanto. In Sardegna – ritennero i minatori – le temperature non permettevano però di riprendere il lavoro già alle 13, e questo indusse li a lasciare sguarnite tutte le posizioni di lavoro fin dal giorno stesso.

La sera giunsero quindi a Buggerru due militanti socialisti, Giuseppe Cavallera e Alcibiade Battelli, membri della Lega, e la domenica del 4, mentre la delegazione trattava con la dirigenza e gli operai stavano riuniti di fronte alla sede della direzione generale, arrivarono invece due compagnie del 42esimo reggimento di fanteria, quegli aiuti tanto invocati dalla dirigenza della miniera. Si decise allora di sistemare i soldati nei locali della falegnameria, e a tre minatori fu dato il compito di prepararne i locali. Quando la folla già nervosa iniziò a tirare sassi alle finestre dell’edificio – per obbligare i soldati a rimandare fuori i tre uomini – la tensione raggiunse l’apice, e l’esercito sparò sulla folla. In due rimasero a terra, uccisi sul colpo, mentre un terzo – Giustino Pittau – morì dopo quindici giorni in ospedale. Anche un quarto, in realtà, morì a soli venti giorni di distanza, ma mancano le fonti certe per ricondurne il decesso alla sparatoria di quel tragico 4 settembre.

L’impatto emotivo, sociale e politico fu immediato, non solo sul paese ma sullo Stato intero, e in risposta la Camera del Lavoro di Milano decise di indire il primo sciopero nazionale della storia d’Italia. Già il 14 settembre, a Trapani, un nuovo sciopero si concluse con la raffica di proiettili indirizzata dall’esercito ai contadini in corteo.


tratto da : cagliari.vistanet.it

giovedì 1 settembre 2016

GUSTAV MAHLER

Ricominciamo a scrivere sul blog dopo la quasi pausa estiva. Per iniziare ho scelto questa bellissima sinfonia, detta "Resurrezione". Questo è il mio genere di musica, intenso, passionale, grandioso e molto metallico.......





La Sinfonia n. 2 in do minore "Auferstehung" per soli, coro e orchestra di Gustav Mahler, nota anche come Resurrezione, fu scritta nello stesso periodo della Prima Sinfonia fra il 1888 ed il 1894. La prima esecuzione mondiale avvenne a Berlino il 13 dicembre del 1895. Insieme alla Ottava, la Seconda è stata la sinfonia che ottenne più successo e popolarità durante la vita del compositore.
Si tratta della prima delle quattro sinfonie di Mahler per le quali il compositore ha previsto l'intervento delle voci, oltre ad essere la prima delle tre Wunderhorn Symphonien, sinfonie in cui vengono messi in musica testi provenienti dalla raccolta di canti medioevali tedeschi intitolata Des Knaben Wunderhorn. Uno di questi liedDes Antonius von Padua Fischpredigt (La predica ai pesci di Sant'Antonio da Padova), viene quasi letteralmente trascritto come scherzo della sinfonia, mentre il Lied "Urlicht" diventa il 4° movimento.
Nell'aprile 1899 il compositore dirige la Sinfonia n. 2 a Vienna.
Nei Paesi Bassi la prima è stata diretta dal compositore ad Amsterdam il 26 ottobre 1904 con l'Orchestra reale del Concertgebouw.
Negli Stati Uniti la première è stata diretta dal compositore l'8 dicembre 1908 a New York con la New York Symphony Orchestra.
Le origini della seconda sinfonia si ricollegano alla conclusione della lunga composizione della prima sinfonia]: Mahler aveva completato nell'agosto del 1888 un poema sinfonico detto Totenfeier (celebrazione della morte), che in seguito sarebbe diventato il primo movimento della sinfonia. Anche alcuni abbozzi del secondo movimento risalgono a quell'anno. Mahler rimase in dubbio per cinque anni se fare di Totenfeier il movimento di apertura di una nuova sinfonia, finché nel luglio del 1893 compose il secondo, il terzo ed il quarto movimento. Rimaneva il problema del finale della sinfonia: Mahler desiderava un finale in cui intervenissero le voci, così come era stato per la Nona Sinfonia di Beethoven e ciò avrebbe reso inevitabile il confronto diretto fra le due sinfonie. Un altro punto aperto era la ricerca del giusto testo da mettere in musica per il finale. La soluzione decisa fu ispirata da una cerimonia commemorativa per il direttore d'orchestra Hans von Bülow tenuta ad Amburgo il 29 marzo 1894, quando il coro intonò il coraleRisorgere di Friedrich Gottlieb Klopstock. Mahler compose il finale fra il giugno ed il luglio del 1894 e completò la sinfonia il 18 dicembre 1894, al termine di un lavoro durato sette anni.

martedì 2 agosto 2016

BELLA SORPRESA

Durante la nostra vacanza abbiamo avuto un regalo speciale, grazie ai nostri carissimi amici Mauro e Santina che ci hanno dato la possibilità di ascoltare la Santa Messa domenicale nella Basilica di Don Bosco e di visitare i luoghi in cui è nato ed è vissuto il Santo dei giovani. E' stata veramente una bella sorpresa, a coronamento di una  giornata trascorsa tra ricordi e condivisione. Qualcuno un giorno  disse: " è proprio vero che si può essere fratelli pur non avendo madre in comune se non quella Celeste".  Questo lo viviamo con Mauro e Santina, siamo lontani ma ci sentiamo vicini.  Il top è stata l'Ave Maria recitata ad alta voce presi per mano davanti alla Sacra Immagine della Madonna di Czestochowa, donata al santuario da San Giovanni Paolo II.  
Grazie!




sabato 30 luglio 2016

ALPI

Meravigliose, fantastiche Alpi valdostane.......peccato siano cosi lontane!!!!










sabato 2 luglio 2016

ZOE PIA

Zoe Pia, la clarinettista che 'suona' la Sardegna


S
uona da quando era bambina. Recentemente è stata l’unica italiana a ricevere un riconoscimento nel Premio internazionale di partiture non convenzionali “Musica con vista”, per il quale erano in lizza 62 artisti provenienti da tutto il mondo.
Zoe Pia, 29 anni, è nata e cresciuta a Mogoro. Attualmente vive a Rovigo, città nella quale ha scelto di proseguire gli studi per completare il percorso iniziato al Conservatorio di Cagliari. Ma porta sempre la sua Isola nel cuore.


 

Per quattro anni è stata impegnata, suonando il sax, nel Campari Tour in Italia, nel 2009 nel Nastro Azzurro Tour, mentre due anni fa Bulgari l’ha 
portata fino in Azerbaigian, nella città di Baku. Negli ultimi anni le sue energie si sono concentrate nello studio e nella ricerca per la produzione del suo primo disco: Shardana, in uscita oggi 30 giugno 2016 per l’etichetta veneziana Caligola Records.
Un omaggio alla Sardegna, alla sua storia magica e misteriosa, ai suoni e ai ritmi della tradizione. Usando la tecnica del Soundscape composition, Zoe ha registrato tanti suoni diversi: i mamuthones in processione, le campane della chiesa di Mogoro, la voce della signora Renata Melis di Masullas che canta una ninna nanna. È questa la Sardegna che la giovane musicista ha deciso di rappresentare, l’anima dell’Isola, quella più vera e forte.
«Porterò questi suoni autentici in giro per il mondo, insieme a me. Sono suoni veri, ovviamente, suoni che fanno parte delle nostre vite, ma che non sono immediatamente riconducibili alla Sardegna, dal momento che non si tratta di ballo sardo o canto a tenore, per esempio», spiega l’artista. 


 

Dal disco è stata estrapolata la partitura premiata (in foto). Uno ‘spartito’ senza righi, in sughero, completamente disegnato da lei, con nove scenari al suo interno che riflettono le nove tracce del disco. La piccola opera d’arte di Zoe si può suonare liberamente «è una partitura democratica», sottolinea l’artista, seguendo il ritmo del ballo sardo, pur non avendo indicazioni precise sulle note. «La partitura ha al proprio interno nove momenti che richiamano luoghi, misteri e tradizioni presenti in Sardegna, terra in cui il popolo del mare ha lasciato più tracce di sé», continua ancora la musicista. «C’è spazio per gli Shardana, ovviamente, ma anche per Sa Accabbadora, per le Janas e così via dicendo».
La passione di Zoe per la musica è nata molto presto. Quando aveva otto anni il padre le fece trovare sotto l’albero di Natale un clarinetto infiocchettato, destinato a diventare uno dei suoi più cari amici. «Mio padre mi ha insegnato l’amore per la musica», racconta Zoe. Fin da bambina ha iniziato a suonare nella banda del suo paese e da quando le note sono diventate il sale delle suo giornate la giovane donna sarda, allora neanche adolescente, ha iniziato a sognare il Conservatorio. «Mi sono laureata prima di conseguire il diploma», dice ridacchiando. Suona il clarinetto, ma anche il sassofono, le launeddas, insegna musica alle scuole medie e ha ancora tanti progetti da realizzare. L’emozione per l’uscita del suo primo disco è incontenibile. Ha lavorato per anni e ora si dice soddisfatta. Il 6 agosto suonerà a casa - a Mogoro - ai piedi del nuraghe Cuccurada. Sarà la prima assoluta della partitura Shardana, un modo per chiudere il cerchio, da un lato, permettendo alle melodie di rincontrare la propria terra, ma anche un punto di partenza per questa nuova avventura. Cosa ti manca della Sardegna?, le chiedo e Zoe risponde senza alcuna esitazione: «La luce… e poi il maestrale, che a volte è fastidioso, ma pulisce l’aria e la riempie di vita». -